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La Fondazione Iseni e il Centro Cuore Malpensa, specializzati nella cura di patologie cardiovascolari, promuovono una pet-therapy tutta nuova. Il progetto, partito nel mese di ottobre 2018, prevede una grossa campagna di sensibilizzazione a favore del contatto dei pazienti con i piccoli amici felini.

Già nel 2013 una ricerca dell’Università del Colorado affermava i tanti benefici della convivenza uomo-gatto, dalla regolarizzazione del battito cardiaco fino al 40% con conseguente abbassamento del rischio di ipertensione, all’accelerazionedei decorsi di ricalcificazione in caso di fratture grazie alla frequenza delle fusa tra i 20 Hz e i 50 Hz. Oggi Andrea Macchi, tra gli ideatori del neoprogetto, concorda pienamente con gli studi dei colleghi americani e aggiunge: “I principali benefici riguardano la sfera dei disturbi stress-correlati e depressivi e la sindrome ansiogena. Il contatto con il pelo del gatto produce ossitocina, l’ormone della felicità. A differenza del cane, la difficoltà del gatto a fidarsi dell’essere umano stimola in quest’ultimo l’autocontrollo e l’impegno prolungato nella relazione. Il contatto con il pelo è piacevole e distensivo, agisce in modo positivo su battito, frequenza cardiaca e pressione arteriosa. Tutto ciò produce quindi enormi benefici a livello cardiovascolare, prolungando e migliorando quindi la vita umana”.

A sostegno del progetto, dichiara Macchi: “Abbiamo deciso di avviare, attraverso la Fondazione Iseni, dei protocolli di intesa con alcuni gattili del territorio gestiti da volontari dove vengono portati i gatti abbandonati. Proporremo a chi soffre di patologie cardiache l’adozione di un cucciolo. Una soluzione con un doppio risultato: primo, ovviamente, prolunga la vita ai malati, secondo dà una casa ai gatti abbandonati, che avranno così una famiglia e ripagheranno tutto l’affetto che ricevono regalando anni di vita a chi se ne prende cura”. Macchi ha dato l’esempio adottando un gattino, augurandosi che tante altre persone possano riscoprire lo straordinario legame che non ci differenzia poi così tanto su questa terra, e che tanto ha ancora da dare a umani e animali.

Passare molti anni della propria vita accanto a un animale da compagnia e vedere la prospettiva di separarsi da loro, specialmente in tarda età, può senz’altro spaventare. Ma un emendamento approvato dalla commissione Sanità della Regione Lombardia probabilmente cambierà le cose.

Gianluca Comazzi, capogruppo Forza Italia, ha dichiarato: “In base alla volontà dei loro proprietari o dei familiari, le ceneri degli animali d’affezione potranno essere deposte vicino alle spoglie delle persone con cui hanno condiviso l’intera esistenza; una vera rivoluzione di cui Regione Lombardia sarà la capofila e un impegno che mi ero preso in campagna elettorale. A Milano, già qualche anno fa, grazie a un mio emendamento, avevo consentito l’ingresso nei cimiteri ai nostri amici a quattro zampe e sono orgoglioso che ora Regione Lombardia stia per approvare questa nuova legge che riconosce gli animali come componenti veri delle nostre famiglie“. Sembra che dunque gli animali potranno godere di sempre più diritti, compresi quelli “affettivi”. Comazzi ha aggiunto, a proposito: “Siamo orgogliosi di questa proposta che rappresenta un grande passo avanti in materia di civiltà”.

Marco Fumagalli, consigliere del Movimento 5 Stelle, ricorda che nel settembre 2018 il suo partito si fosse trovato d’accordo riguardo a questa tematica, e commenta: “Una proposta che avevamo avanzato, grazie a un emendamento approvato in commissione, consentirà di tumulare i resti degli animali d’affezione secondo le disposizioni del defunto o degli eredi. Sarà possibile tumulare l’urna contenente le ceneri degli animali nella stessa tomba dei padroni”. Il consigliere, riflettendo su come questi punti di vista siano cambiati nel tempo, ha concluso dicendo: “Molti anziani hanno soltanto come compagnia negli ultimi anni di vita un animale e non vogliono separarsi da loro nemmeno quando passano a miglior vita. È un atto di grande sensibilità da parte dell’istituzione regionale”.

Si dibatte, sempre di più e sempre più spesso, su temi ecologici che ci riguardano molto da vicino; il surriscaldamento globale, le risorse rimanenti sul pianeta, la gestione delle stesse e l’inquinamento che potrebbe intaccarle. 

La nuova coscienza che sta prendendo piede nella società porta a guardare con preoccupazione il ritrovamento di un capodoglio senza vita sulle spiagge di Porto Cervo, in Sardegna. Il ministro dell’Ambiente Sergio Costa pubblica indignato, a riguardo, il suo personale sfogo sulla piattaforma di Facebook: “Nella pancia aveva un feto e 22 chili di plastica… C’è ancora qualcuno che dice che questi non sono problemi importanti? Per me sì, e sono prioritari. Il marine litter, la poltiglia di rifiuti in mare, affligge tutto il mondo marino, non solo l’Italia, certo, ma ogni Paese nel mondo ha il dovere di applicare le politiche per contrastarlo: non oggi ma ieri”, sottolineando con forza l’emergenza di questioni troppo a lungo sottovalutato. 

Il ministro prosegue incalzando: “Abbiamo usato in un modo spensierato la ‘comodità’ dell’usa-e-getta in questi anni e oggi ne stiamo pagando le conseguenze, anzi le stanno pagando soprattutto gli animali. Il disegno di legge #SalvaMare, che proprio nei prossimi giorni arriverà al Consiglio dei ministri, aiuterà queste creature marine perché troveranno molta meno plastica nei mari, grazie ai pescatori che finalmente potranno portare a riva tutta la plastica pescata, mentre adesso sono praticamente obbligati per legge a ributtarla in mare.

Costa conclude dunque il suo monito aggiungendo: “Dal 2021 si comincerà a vietare l’uso e il commercio dell’usa-e-getta in plastica. La direttiva europea che lo stabilisce è stata approvata e vi prometto che l’Italia sarà uno dei primi Paesi a recepirla e metterla in atto; in più invito tutti i sindaci a fare e firmare ordinanze sul divieto delle plastiche usa-e-getta nelle proprie città e sui lungomare italiani come hanno fatto a Capri e il sindaco Luigi de Magistris a Napoli. La guerra alla plastica usa-e-getta è iniziata. E non ci fermeremo qui”.

L’associazione Earth alla fine ha fatto valere le sue ragioni: gli animali della zona di Latina potranno tornare liberamente a passeggiare sul mare. Il Tar di referenza della zona ha accolto il ricorso presentato, secondo il quale si obiettava per un elenco di misure comportamentali ritenute consone da far rispettare, a discapito di un vero divieto assoluto di permanenza sulla fascia costiera. 

Il Comune aveva proibito infatti di “condurre e far permanere qualsiasi tipo d’animale, anche sorvegliato e munito di regolare museruola e guinzaglio, tutti i giorni dal primo giugno per tutta la durata della stagione balneare fino alla data del 30 settembre 2018, concedendo solo la possibilità agli animali di accedere alle spiagge unicamente negli stabilimenti balneari a pagamento i cui concessionari abbiano creato delle apposite zone per l’accesso degli animali”.  

I giudici amministrativi del Tar di Latina hanno invece espresso che “la scelta di vietare l’ingresso agli animali sulle spiagge destinate alla libera balneazione, risulta irragionevole ed illogica, oltre che irrazionale e sproporzionata, anche alla luce delle indicazioni regionali che attribuiscono ai Comuni il potere di individuare, in sede di predisposizione del Pua, tratti di arenile da destinare all’accoglienza degli animali da compagnia. 

In particolare, come ha avuto modo di precisare la giurisprudenza in vicende del tutto similari, l’amministrazione avrebbe dovuto valutare la possibilità di perseguire le finalità pubbliche del decoro, dell’igiene e della sicurezza mediante regole alternative al divieto assoluto di frequentazione delle spiagge, ad esempio valutando se limitare l’accesso in determinati orari, o individuare aree adibite anche all’accesso degli animali, con l’individuazione delle aree viceversa interdette al loro accesso”. 

Una vera fortuna per tutti i proprietari di animali della zona, che potranno tranquillamente tornare a spendere il proprio tempo libero in compagnia dei loro amici anche sul litorale, auspicandosi che anche altri comuni dove vigono norme simili possano presto adottare le stesse normative. 

Non parliamo di zodiaco ma di creature di cui prendersi cura: colorati e rilassanti, gli acquari possono regalare molte soddisfazioni a chi vorrebbe tenere un animale ma impossibilitato per problemi di allergie o di spazi adeguati.

La prima regola è di individuare accuratamente il luogo dove verrà allestito e resterà l’acquario: il ripiano deve essere ben livellato, resistente, non illuminato dalla luce diretta del sole né tantomeno vicino a porte o finestre. La vicinanza a una presa di corrente è strettamente consigliata, così come uno spazio agevole che ne consenta facilmente la manutenzione. 

Bisogna poi occuparsi della pulizia e della messa in funzione della vasca: dopo aver lavato la vasca, bisogna posizionare il filtro, che deve avere una potenza commisurata ai litri d’acqua da tenere puliti. Quindi si inserisce la pompa, un termoriscaldatore all’interno del filtro e dei cannolicchi ceramici che serviranno per compiere il ciclo dell’azoto e rendere l’ambiente abitabile per la futura flora e fauna all’interno.

Per la crescita delle piante occorre dotarsi quindi di lampade – al neon, alogene o al mercurio a seconda dei casi -, dividendo i watt delle lampade per i litri d’acqua: il risultato per una buona illuminazione deve essere uguale o superiore a 0,5 o sarà necessario predisporre altre fonti di luce artificiale. Riguardo al materiale della vasca, è sempre consigliato il vetro rispetto alla plastica, in quanto più durevole e resistente, mentre per le dimensioni, si può oscillare tra i 40-50 litri e i 200; un volume inferiore è consigliato solo in caso si voglia tenere un numero veramente ristretto di pesci e la cui specie rimanga di piccole dimensioni.Un interrogativo da considerare è sicuramente quello che porta a decidere tra acquari di acqua dolce o marina; i secondi sono molto soddisfacenti, dal momento che possono ospitare molte varietà di pesci e piante, ma richiedono spazi più grandi dei primi, che sono sicuramente meno costosi e molto più gestibili, di certo consigliati per chi è alle prime armi e vuole prendere confidenza con questo mondo.

La rivista statunitense “Plos One” ha recentemente pubblicato uno studio della Nottingham Trent University, secondo il quale sembrerebbe che i gatti non siano così indipendenti come è sempre sembrato, almeno riguardo alla loro indole. 

I ricercatori affermano, in proposito: “La personalità umana può influenzare in modo sostanziale la natura delle cure fornite alle persone a carico. Il collegamento è stato ben studiato in genitori e figli, mentre si sa relativamente poco di questa dinamica applicata ai rapporti uomo-animale. Molte persone considerano i propri animali domestici come membri della famiglia a tutti gli effetti, stringendo con loro legami molto profondi. E’ quindi assai probabile che gli animali possano essere influenzati dal modo in cui li gestiamo e interagiamo con loro, e che a loro volta entrambi questi fattori siano condizionati dalle nostre differenze di personalità”.

I risultati sono stati ottenuti seguendo un campione di 3.331 proprietari che si sono sottoposti a un test online che prevedeva domande rivolte a loro stessi sulla base di cinque aspetti comportamentali – apertura, estroversione, piacevolezza, nevrosi e coscienziosità – e ai loro piccoli amici pelosi e i loro stili di vita. Sono emerse così notevoli somiglianze tra mici e padroni: quelli lasciati liberi di girovagare erano più estroversi, quelli in forma erano i compagni di padroni che si curavano altrettanto, quelli più giocherelloni e socievoli erano quelli con padroni con minime ansie, aggressività e paure.

Danielle Gunn-Moore, esperta di medicina felina dell’università scozzese di Edimburgo, che non ha partecipato alla ricerca, commenta: “I gatti sono dei ‘mini-noi’; sono creature senzienti fortemente condizionate dalle persone che li circondano e sono intimamente legati ai loro proprietari con i quali si influenzano vicendevolmente”. Con il beneplacito di chi, in fondo, ha sempre amato questi piccoli dispensatori di coccole e fusa.

Shasa Frison, Flavio Negri e Gabriele Manente: sono i nomi di tre tecnici veterinari che, grazie al crowdfounding, hanno potuto convertire la loro passione per gli animali – soprattutto quelli domestici: unendo le loro forze, si sono occupati di mettere in piedi un’associazione che si occupa di soccorrerli in caso di emergenza, nel territorio di Mestre e nelle relative zone limitrofe, oltre che del trasporto degli animali presso cliniche veterinarie in tutta l’area metropolitana del comune di Venezia. 

“Dopo varie esperienze lavorative presso strutture veterinarie abbiamo capito quale enorme servizio potesse essere quello di garantire un aiuto esterno a tutte quelle persone che hanno animali in stato di necessità a casa e che non sanno come aiutare i loro amici a 4 zampe”, è quanto affermano i tre ragazzi, differenziandosi per aver soccorso tempestivamente varie specie animali. 

Frison, Negri e Manente continuano spiegando le motivazioni delle loro scelte: “esiste una regola che governa la vita di ognuno di noi, secondo la quale tutto ciò che otteniamo è strettamente connesso a quanto diamo. Ci siamo impegnati tanto, lavorando tutti i giorni affinché il nostro progetto divenisse realtà. Abbiamo passato momenti di sconforto quando sembrava impossibile realizzarlo ma non abbiamo mai smesso di crederci e di lavorare per raggiungerlo”. 

Ciò dimostra che il duro lavoro che hanno messo in pratica per mettere in cantiere il loro sogno li ha premiati, e non di poco, facendogli ottenere la prima ambulanza disponibile per il soccorso degli amici quattrozampe; al momento si tratta dell’unico veicolo in funzione, che si presta per l’aiuto ad animali con proprietari – quindi non per randagi -, i quali possono lasciare un piccolo rimborso spese per coprire i costi vivi della prestazione medica.

La dog fitness è un trend in forte aumento e sta attualmente spopolando in molti Paesi. Ma in cosa consiste esattamente?

Se avete in mente le classiche passeggiate in cui si porta fuori il cane per espletare le sue funzioni fisiologiche, sappiate che ciò di cui stiamo per parlarvi è molto più salutare e divertente. Quindi perché non fare un tentativo e buttarsi su questa disciplina, per complementare il bisogno di fare attività fisica con la voglia e la necessità di trascorrere del tempo all’aria aperta insieme al proprio amico a quattro zampe?

Questa pratica si basa su vari step: prima una camminata a passo svelto o corsa, poi una serie di esercizi a corpo libero che pratica l’uomo, mentre il cane, al suo fianco, può correre liberamente attorno a lui restando quindi in reciproca compagnia.

La sessione di dog fitness ha quindi una durata complessiva di circa un’ora, in modo da permettere a entrambi gli “atleti” di allenarsi senza sovraccaricarsi. Inoltre, per dare modo all’uomo e al cane di muoversi in agilità si usa un guinzaglio particolare, che può consentire di tenere una distanza adeguata tra i due e di avere le mani libere per il padrone. Il cane dovrebbe tenere l’apposita pettorina ad H ed essere monitorato nelle sue reazioni per valutare come procedere, soprattutto in caso di sedentarietà che si cerca di contrastare in maniera graduale, così da far godere a entrambi dei positivi e reciproci effetti stimolanti di questo esercizio.

Gli interventi assistiti con animali sono regolamentati nel nostro Paese dal 2015 secondo linee guida ben definite, e possono essere sfruttati in vari impieghi: di valenza ludico-ricreativa, in cui si cerca di migliorare la qualità della riabilitazione dei pazienti, di tipologia terapeutica, in cui si supportano i soggetti in altre cure, o di carattere educativo, se orientati a favore di pazienti con disturbi del comportamento o disabilità. Gli animali principalmente presenti sono i cani, ma vi sono therapy farm dove si lavora anche con gatti, asini, cavalli e altri animali da fattoria.

Ci si può chiedere se possano insorgere rischi di infezione, ma non c’è da preoccuparsi molto: gli animali educati per questo tipo di cure vengono molto controllati sotto il profilo medico-sanitario e sono ovviamente vaccinati e testati caratterialmente per essere prevedibili, docili e affidabili. Lo garantisce Francesca Mugnai, responsabile di questo tipo di interventi all’ospedale pediatrico Meyer di Firenze e presidente dell’associazione Antropozoa Onlus. Certamente, se ci si trova a contatto con soggetti allergici al pelo o piuttosto ipocondriaci, fobici o in presenza di qualsiasi controindicazione medica, è meglio non ricorrere a questa terapia, anche se i casi riscontrati sono solitamente una piccola percentuale. 

E’ stato infatti riscontrato che in terapia intensiva e in rianimazione un cane in reparto funzioni come “un’enorme risorsa” per il personale sanitario. Ad esempio quando si trova in sintonia con un bambino “che non vuole reagire o collaborare”, magari strappandogli un sorriso e facendogli quindi dimenticare la situazione in cui è immerso. La stessa cosa può accadere in neonatologia., dove il senso di cura e l’affetto che portano questi animali incrementa il rapporto mamma-neonato e usa prevenire disturbi psicologici ed emotivi, che possono insorgere spesso tra i bimbi prematuri. Nei centri prelievi e in odontoiatria fanno dimenticare il timore della siringa e del trapano, mentre in casi di riabilitazione neurologica, supportano i piccoli verso i loro traguardi. Addirittura nei reparti oncologi e negli hospice si è osservato un sensibile supporto per le terapie del dolore affrontate e in chirurgia “gli interventi assistiti con gli animali riducono il dolore percepito” dal paziente, stabilizzandone i parametri fisiologici. 

Si è riscontrato dunque che, in particolare nei bimbi, questi trattamenti aiutano la socializzazione, la resilienza e la percezione di sé e alleviano ansia, isolamento e stati depressivi presenti, oltre a supportare lo svolgimento delle procedure mediche da parte del personale sanitario.

Quante persone, impiegate in ufficio e dipendenti d’azienda, hanno sempre sognato di adottare un cucciolo, ma per l’impegno lavorativo e la prospettiva di un piccolo amico da lasciare solo per la maggior parte della giornata, hanno sempre rimandato o rinunciato? Ebbene, da oggi questo dilemma forse sarà solo un brutto ricordo. Ci pensa il comune di Milano, che nell’ultimo periodo sembra avere molto a cuore la salute degli animali. L’ex Asl, ovvero l’Agenzia di Tutela della Salute- o Ats – del rispettivo circondario, ha reso effettivamente valido l’emendamento per tutta la cittàhinterland compreso, in modo che i dipendenti possano davvero portare con sé sotto la scrivania i loro amati quattrozampe

Il progetto è stato accolto con notevole ammirazione dalle associazioni animalisteErmanno Giudicipresidente dell’Enpa – Ente Nazionale Protezione Animali – di Milano, ha dichiarato: “Un bel segno dei tempi che cambiano, dell’attenzione verso gli animali, della consapevolezza che cani e gatti fanno parte indissolubilmente delle nostre vite”. Il direttore dell’Ats Marco Bosio ha aggiunto, a riguardo: “Con 1800 dipendenti e più di 60 uffici sul territorio, siamo la più grande agenzia di tutela della salute a livello nazionale e ci auguriamo che la nostra esperienza possa essere un banco di prova importante anche per altre realtà”. La capitale sta già ipotizzando di prendere esempio da Milano, e anche in altre città le amministrazioni locali stanno valutando di supportare questa iniziativa. 

Ma come sarà possibile per i lavoratori ottenere il relativo permesso? Ogni dipendente dovrà farsi carico di presentare la domanda al relativo capufficio, accertandosi che gli altri colleghi siano d’accordo nel caso di un ambiente lavorativo in condivisione, e disporre di una opportuna polizza assicurativa. Nel caso di cani di taglia medio-grande con peso superiore ai 25 kg e per altre specie animali si dovrà chiedere l’autorizzazione dei veterinari dell’Ats