Category

Sport

Category

Praticare uno sport come il tiro con l’arco sembrerebbe facile e diretto: tutti noi siamo abituati a ripensare a certe scene dell’infanzia dove si fingeva di essere indiani contro cowboys, o di impersonarsi novelli Robin Hood. Ma questo sport richiede molto di più ai suoi praticanti: la base è infatti quella di una ferrea costanza di stretching per contare su un riscaldamento mantenuto per tutta la sessione di allenamento; così si sviluppano in modo armonico i muscoli della parte superiore del corpo, su schiena, spalle, braccia e tronco

Gradualmente si vanno quindi a stimolare il ritmo, la postura e l’equilibrio; un arco proporzionato all’altezza e al peso di chi lo usa è fondamentale, così come un calibrato libraggio. Con questo termine si intende sforzo necessario per tendere la corda e scoccare la freccia: per consentire un tiro agevole deve dunque attenersi alla forza dell’arciere. 

Si dice tradizionalmente che un buon arciere deve già visualizzare il colpo prima di scagliarlo e c’è molto di vero in questo: l’efficienza mentale influisce pesantemente in questa disciplina, oltre a rappresentare una componente importante del benessere: non a caso una mente confusa, in molte scuole di medicina, è causa di dispersione di energia da organi e visceri. Ne deriva che un sarà essenziale sviluppare un buon autocontrollo per ottenere i massimi benefici, allenando non solo la parte superiore del tronco ma anche gli arti inferiori, così da entrare in connessione con il proprio radicamento e la propria stabilità.

Come in un circolo virtuoso, anche forza, focalizzazione, coordinazione e fiducia in se stessi vengono migliorati attraverso una familiarità nei gesti che conferisce una sicurezza in grado di spazzare via le proprie inquietudini. Lo spirito ritorna sereno e il contatto con la natura favorisce la distensione delle membra e la gestione della respirazione. 

Se si vuole provare a esercitarsi in questo sport, come sempre mai ricorrere al fai da te ma piuttosto contattare uno dei circa 500 club di riferimento della Fitarco – Federazione Italiana Tiro con l’Arco – sparsi sul territorio nazionale.

Che il nuoto faccia bene, è risaputo ormai da decenni o più. Ma oltre alle comuni “vasche” da effettuare in solitaria, questa disciplina consta di altre varianti interessanti; una delle più conosciute è quella del nuoto sincronizzato.

In questo allenamento si mescolano nuoto, danza e ginnastica, con esercizi svolti in piena sincronia e coordinazione. E’ sicuramente uno sport integrato, che può spaventare per l’impegno che richiede ma che regala anche grandi soddisfazioni: se nelle prime sessioni si può riscontrare una notevole stanchezza fisica, con il passare del tempo il corpo si abitua gradualmente allo sforzo che deve compiere e tutta la muscolatura, la respirazione, la circolazione ne vengono beneficiate

Oltretutto, per l’estrema precisione e concentrazione richieste, è spesso opportuno affiancare delle sedute di lavoro in palestra: può sembrare impegnativo, e più che uno sport, il nuoto sincronizzato è certamente uno stile di vita. Risultati ottimali si possono infatti ottenere solamente conducendo una vita sana, mangiando in modo bilanciato e controllato, proprio per non privare il proprio corpo di niente di ciò che ha bisogno per muoversi al suo meglio.

Tra gli atleti del gruppo si forma inoltre un grande senso di unione, rinforzato da una motivazione ben profonda verso un obiettivo comune. La determinazione che ne scaturisce funge, senza ombra di dubbio, da profondo incentivo psicologico su altre aree della propria vita, nutrendo una solida consapevolezza personale. Ci si sente parte di un tutto dove ogni tassello è fondamentale, e dove bisogna essere presenti in ogni istante dell’allenamento; a fronte di tanta dedizione, l’autostima, dal canto suo, non può che ringraziare. 

Ultimo ma non meno importante, sebbene a livello agonistico sia riconosciuto solo il settore femmine, anche gli uomini fanno la loro parte con squadre amatoriali distribuite su tutto il territorio. D’altronde, il nuoto sincronizzato è anche una disciplina molto divertente ed emozionante, per cui è comprensibile che entrambi i generi abbiano da dire la loro; l’importante è partecipare!

Se si è in dolce attesa, è bene ricordare che un po’ di movimento fa sempre bene alla propria salute e a quella del proprio bambino, ma è comunque opportuno non dimenticare alcune regole d’oro per un corretto esercizio fisico anche durante la gestazione.

E’ utile infatti stimolare in particolar modo i muscoli della schiena e delle gambe, poiché saranno le parti più sollecitate nella sopportazione dell’aumento di peso generale durante tutti i nove mesi, ma se non si è mai praticata attività fisica in maniera costante, bisogna iniziare in modo graduale, con la stessa durata di sessioni e un’intensità via via crescente. Il lavoro dovrà sempre essere supportato da un buon riscaldamento per evitare inconvenienti come fastidiose contratture e sarà bene non orientarsi su attività troppo intense, che potrebbero portare complicazioni per il nascituro. Le più pigre dovranno evitare di allenarsi troppo di rado, in quanto non si ottengono benefici in tal caso, mentre per le più sportive, invece, bisognerà accantonare per un po’ il pensiero di poter reggere gli stessi ritmi che si tenevano in precedenza. Un buon modo per monitorarsi è munirsi di cardiofrequenzimetro è tenere a mente che i limiti massimi di battito cardiaco per minuto variano in base all’età: in una ventenne, valori di 140-150 possono essere normali, mentre è bene non superare i 130 se si hanno più di 35 anni. 

Altri consigli utili sono quelli di praticare esercizio fisico al momento giusto della giornata, evitando di aver mangiato troppo o troppo poco, e di coordinare la respirazione con i movimenti.

E’ essenziale ricordare, comunque, che nessuna attività fisica va attuata di spontanea volontà se si è incinte: è molto importante, infatti, rivolgersi sempre al proprio ginecologo e medico di base per valutare adeguatamente se sussistono le condizioni necessarie per potersi muovere. In caso contrario, come contrattilità uterina, perdite ematiche o placenta previa, meglio astenersi.

Non più solo camminate o pedalate per sostituire gli spostamenti in auto. Oggi si parla di skateboard, hoverboard e monocicli elettrici, tra i più giovani ma non solo. E’ sempre più frequente infatti vedere persone che imbracciano questi modelli un po’ avveniristici alla discesa di treni o metro, tram o autobus per raggiungere le loro destinazioni finali o anche solo per facilitare gli spostamenti intermedi.

Il modello più diffuso al momento per la resa delle sue prestazioni è il Segway Ninebot: si sblocca con una app e può raggiungere i 24 km orari. Ma se il suo acquisto per alcune tasche può diventare un po’ impegnativo – costa infatti più o meno quanto un’auto di seconda mano, sul mercato ci sono modelli comunque interessanti e dai prezzi più accessibili. 

L’R1 Monorover può disporre di due piccole ruote in più che consentono anche a chi è alle prime armi con questo tipo di veicoli di non perdere l’equilibrio, sebbene sia sconsigliato il suo uso sul bagnato. L’Agilo Duo si distingue per una maggiore stabilità, grazie alla coppia di ruote già presente, essendo un doppio monociclo, e per consentire non solo il movimento ma anche la sosta. Il Wheelo Bit, invece, è un modello ibrido, essendo concepito come una via di mezzo tra un monopattino elettrico e un monociclo: è dotato di un manubrio particolare che permette di spostarsi per 50 km in autonomia e anche su strade che toccano il 30% di pendenza – il che lo rende utilizzabile anche in strade di collina e montagna.

Questo nuova concezione di movimento sta talmente prendendo piede che si stanno rapidamente creando siti e community pensati ad hoc per chi vuole avvicinarsi a una nuova esperienza o condividere recensioni e suggerimenti. Tutto a vantaggio del pianeta, a dimostrazione che la fantascienza non è poi così distante dalla realtà.

Biciclette normali o e-bike? Il mondo dei ciclisti è sempre diviso tra queste due possibilità, ma l’alternativa elettronica fa senza dubbio gola a tutte le persone che devono puntare a un compromesso per una mobilità ridotta, che sia personale – pensiamo, ad esempio, agli anziani – o territoriale – se si vive in ambienti con forti dislivelli. Negli ultimi anni, queste esigenze hanno portato il mercato delle e-bike a registrare dati di consumo in forte crescita: secondo Ancma Confindustria i valori sono cresciuti del 19%, per 148.000 unità vendute.

In più, un gruppo dell’Università di Basilea, in Svizzera, ha condotto uno studio, secondo il quale una e-bike consentirebbe al corpo di mantenere una buona forma fisica e di godere di ottima salute tanto quanto un utilizzo di una bici tradizionale. Secondo il Dipartimento di Sport, Esercizio e Salute, che si è occupato personalmente del progetto, la bici elettronica farebbe bene anche al cuore: per scoprirlo ha coinvolto un campione di volontari che non fossero abituati a fare sport e avessero trascurato la propria forma fisica per un periodo variabile di tempo, sottoponendoli ad allenamenti con entrambi i tipi di bicicletta. Ne è emerso che, secondo le capacità di assorbimento di ossigeno o VO2 prese a riferimento come valore, i benefici ottenuti fossero esattamente gli stessi da entrambi i gruppi. In più, i partecipanti del gruppo a pedalata assistita miglioravano più velocemente di giorno in giorno e facevano registrare prestazioni a velocità medie più elevate.

Arno Schmidt-Trucksaess, professore di medicina sportiva presso l’Università di Basilea, afferma che la bici elettronica fornirebbe un pretesto accattivante nei confronti dei soggetti portati a tralasciare l’attività fisica, a vantaggio del metabolismo dei grassi, della regolarità della pressione sanguigna e di un benessere mentale incrementato, poiché gli effetti positivi di questo strumento sarebbero permanenti nel tempo.

Spesso ne sentiamo parlare in prossimità delle Olimpiadi e durante alcuni campionati, ma la ginnastica ritmica è molto di più. Parliamo infatti di una disciplina praticata prevalentemente da ragazze, che vengono avvicinate ad essa dalle figure affascinanti di nastri e piroette, e che si può iniziare a svolgere dagli anni precedenti alle scuole elementari – tra i 4 e i sei – fino all’età adulta.

Gli attrezzi che si utilizzano sono cinque: nastro, palla, cerchio, clavette e fune, e vengono gestiti dai ginnasti in sincronia con la musica che scandisce il tempo e le figure da eseguire; fino ai 12 anni vi sono però molti elementi di esercizi a corpo libero, e questo per permettere ai bambini di acquisire al meglio le varie tecniche e per imparare a usare al meglio il proprio corpo.

Questo sport, così somigliante alla danza, fa lavorare tutto il corpo nella sua interezza per stimolare l’atleta al massimo delle sue potenzialità. L’apparato muscolare e l’apparato scheletrico si sviluppano senza sbilanciamenti e allo stesso tempo si acquisiscono coordinazione, grazia e compostezza all’insegna della concentrazione – attitudini che si rischiano di perdere durante l’età dello sviluppo fisico e soprattutto tra i 5 e i 10 anni, quando il fisico subisce una forte crescita. Grazie al contributo della musica, si apprendono i movimenti affidandosi al ritmo, prendendo misure e distanze e sviluppando la gestualità nello spazio attorno a sé.

A differenza della danza, la ginnastica ritmica è però uno sport di squadra e non individuale, motivo per il quale rispetto alla prima viene incoraggiata molto di più la socializzazione con i propri coetanei e compagni di corso. Un altro punto a favore è sicuramente rappresentato dalla consapevolezza del proprio corpo che consente di acquisire tonicità muscolare e mobilità articolare, aspetti che portano sicuramente a considerare questo tipo di allenamento come rinforzante e potenziante per la struttura fisica e che dovrebbe essere, per questo motivo, incoraggiato ad essere più praticato anche dal sesso maschile.

Di recente diffusione anche in Italia, il badminton è caratterizzato da un gioco singolo o doppio – anche in coppie miste – che si svolge su un campo rettangolare diviso da una rete di 1,55m di altezza. Tra le discipline più coinvolgenti e spettacolari, richiede una presenza e una concentrazione fisiche e mentali non indifferenti: a differenza del tennis, le battute sono da effettuarsi esclusivamente in volo, evitando che il volano – il bersaglio che si colpisce ad ogni tiro – cada a terra.

Sebbene sia stato introdotto su una scala più ampia negli ultimi decenni, il badminton è in realtà uno sport di origini molto antiche ed è stato importato in Europa per merito dei militari inglesi che scoprirono il gioco durante le loro missioni nelle colonie indiane della madrepatria. Infatti il nome è stato apposto proprio per via della Badminton House, luogo in cui la disciplina iniziò a essere praticata in Inghilterra per la prima volta.

Fisiologicamente, è sicuramente uno sport che prevede un impegno aerobico alternato ad uno anaerobico. Grazie a esso vengono sviluppate la coordinazione neuromuscolare generale, la resistenza a sforzi discontinui e protratti nel tempo, la prontezza di riflessi e la velocità di movimento a lato fisico, mentre a lato mentale si incrementano inventiva e concentrazione per via del costante cambio di tattica di gioco in campo. I colpi base del badminton sono il Clear e lo Smash; il primo è secco e veloce in fase offensiva, alto e lento in parabola in fase difensiva, mentre il secondo è effettuato come una schiacciata in fase di salto, per un colpo aggressivo che richiede molta coordinazione, tecnica e sincronia.

Consigliato ai bambini, soprattutto tra i cinque e i dieci anni, è un’ottima disciplina da suggerire anche agli anziani, poiché se svolto a velocità meno repentine è molto più facile e può aiutare a combattere i sintomi della demenza senile.

Si vedono spesso uomini non più giovanissimi che si allenano freneticamente in palestra o presi a svolgere attività come jogging o pedalate in mountain bike; dopotutto, lo sport è tradizionalmente considerato sano e buono per mente e salute generale del corpo.

Se ciò viene considerato vero, non lo è più se ci troviamo di fronte a casi di vigoressia, un’iperattività patologica tendenzialmente maschile che starebbe alla pari del “ritocchino” per le signore loro coetanee, in una corsa verso l’elisir di lunga vita. Secondi i dati Istati, questo processo di trasformazione riguarda in particolar modo uomini tra 35 e 54 anni – ben il 40% del totale – contro il 26% delle donne. 

Elena Campagnini, psicologa dello sport, definisce così il fenomeno: “la condizione si verifica normalmente in soggetti che fino a una certa età erano tutt’altro che sportivi, trasformandosi di colpo in maniaci dell’attività fisica. Si può leggere come una reazione alla scoperta dei limiti del proprio corpo, limiti che, ovviamente, a trent’anni ancora non si fanno sentire e vengono a galla più in là con l’età”.

E’ certo che si parli di persone con inclinazioni di allenamento che rasentano la nevrosi; Alberto Cei, psicologo dello sport, commenta: “l’atteggiamento è diffuso soprattutto nei maschi e in coloro che per lavoro devono dimostrare di essere sempre reattivi, tenaci, energici: nello sport si riproducono infatti dinamiche simili a quelle che si affrontano quotidianamente nella professione”. Campanini concorda: “C’è una componente narcisista per cui conta il risultato e non importa se per ottenerlo bisognerà sforzarsi oltre quello che sarebbe consigliato per il proprio corpo”.

Cei rincara: “come tutte le attività, anche lo sport può diventare ossessione e dare dipendenza”; per cui l’atleta “novello” in difficoltà dovrebbe essere seguito da una persona esperta in campo psicologico, poiché, come sottolinea Campanini, “in realtà non solo non c’è nulla di cui vergognarsi, ma è invece rincuorante: se è infatti vero che loro vengono per aumentare le proprie prestazioni, quello che noi cerchiamo di fare è prima di tutto insegnare a rispettare il proprio fisico“.

Non chiamatela lap dance: la pole dance, a differenza della sua “cugina”, non prevede l’esibizione davanti a un pubblico, ma si può comodamente praticare in palestre attrezzate. E’ una vera e propria danza acrobatica, ma non è necessario aver studiato o praticato danza da bambine per poterla eseguire.

Le sue origini risalgono ai primi show circensi, continuando con i volteggiamenti nei club privati, che purtroppo hanno contribuito ad attribuirle spesso una poco degna fama, ingiustamente. Ma negli ultimi anni, questo sport ha visto sorgere una tendenza in crescita, per merito del divertimento che si prova praticandola, e della femminilità che contraddistingue le ginnaste che vi si dedicano.

Si tratta di uno sport che richiede un allenamento intenso e molto gratificante, che pretende impegno ma regala grosse soddisfazioni in cambio. Si possono eseguire 140 figure totali che, col tempo, ridanno molto tono a tutto il corpo, specialmente nelle zone di braccia, schiena e spalle, che vengono potenziate nelle rispettive fasce muscolari assieme a gambe, glutei e addominali. Ogni step è una prova in più e giorno dopo giorno, ci si prefissano nuovi obiettivi da raggiungere e si abbattono barriere mentali che inducevano a ritenere difficile ciò che invece diventa rapidamente a portata di mano. I primi risultati non tardano ad arrivare, perché dalla prima lezione ci si sente già diversi, e il cambiamento diventa evidente nel giro dei primi tre mesi di allenamento.

Non è obbligatorio associare questo allenamento a un potenziamento mirato in palestra, a meno che non ci si innamori davvero della disciplina e si decida di partecipare a competizioni e spettacoli pubblici; in quel caso si può provvedere integrando con esercizi che sviluppino potenza e resistenza, come la corsa.

Mantenersi in forma bruciando di più e con più buonumore sembra impossibile, ma non se si modifica la tabella di marcia giornaliera. Svolgere con costanza un’attività fisica aerobica agevola infatti il monitoraggio del colesterolo riducendo fino al 50% il pericolo di sviluppare patologie coronariche rispetto a chi tiene un ritmo di vita più sedentario, ma praticare esercizio prima di fare colazione non è un vantaggio solo per le lancette dei nostri orologi spesso molto frenetici. 

Se ci alleniamo a digiuno consentiamo al nostro organismo di elevare il metabolismo con un notevole miglioramento del tono dell’umore e di bruciare molto più grasso superfluo: dopo il riposo notturno il sangue presenta dei livelli di glucosio minimi e questo forza i muscoli ad attingere alle scorte di adipe e di stimolare la produzione di noradrenalina e adrenalina per regalare delle piacevoli sferzate di energia. 

Inoltre, indagini recenti rivelano che su un campione di persone adulte provenienti da stili di vita meno in movimento, ma comunque in salute, l’attività aerobica praticata regolarmente ha dimostrato di innalzare i livelli di colesterolo HDL, cioè quello buono”, dal 3 al 9%. Tra le persone partecipanti alla ricerca che arrivavano da una condizione di sovrappeso, i vantaggi degli allenamenti sono stati addirittura notevoli: per ogni chilo di peso che riuscivano a perdere e a non riprendere, si verificava un aumento di quasi 0.35 mg/dL dei livelli plasmatici di colesterolo HDL. 

Ma quanto bisognerebbe fare sport prima di iniziare il resto delle attività quotidiane? Non servirebbe poi così molto in realtà, è sufficiente anche solo mezz’ora di allenamento ogni giorno, se eseguita regolarmente e nel modo corretto, iniziando magari da un tappetino e da semplici esercizi svolti con un abbigliamento confortevole, per sentirsi a proprio agio fin dal primo mattino.