Cucinare sano

Se è ossessione, non è sana

E’ giusto fare del proprio meglio per ciò che si porta in tavola, ma come diceva un vecchio detto latino, in medio stat virtus, cioè “la virtù sta nel mezzo”.

Negli ultimi decenni si è portata molto l’attenzione sul tema allarmante dei disordini alimentari e delle conseguenze ad essi collegate; il mangiare in modo disordinato è sintomo di sicura cattiva salute, per cui non bisognerebbe mai trascurare come, cosa, quando e quanto si mangia. Ma anche eccedere nel controllo della proprio dieta non è sano: esiste un disturbo chiamato ortoressia, e rappresenta la preoccupazione maniacale del cosiddetto “mangiare sano“.

Chi ne è affetto, secondo il dottor Steven Bratman – inventore del termine della malattia e studioso del tema da più di 20 anni -, impiega più di tre ore ogni giorno alla pianificazione della propria spesa e dei pasti, controllando ossessivamente quali cibi possano apportare maggiori benefici alla propria salute. Il momento della colazione, del pranzo o della cena non sono più dunque una gratificazione per se stessi, quanto più una prova ulteriore del controllo sulla propria vita anche a discapito del gusto e che innesca meccanismi subdoli attivando un senso di colpa dietro l’altro.

Bisogna ricordare, però, che oggigiorno il pianeta è sempre più inquinato – nonostante negli ultimi tempi si stia cercando quantomeno di arginare il problema -, e che dunque le statistiche fanno registrare un’impennata delle tendenze verso stili di vita davvero più salutari. Ciò rende più difficile la diagnosi di una vera e propria patologia; i campanelli di allarme sono rappresentati dal fattore del tempo, come detto prima, e una cura estrema rispetto alla depurazione degli alimenti, con lo scopo di evitare quanto più possibile una qualche contaminazione. Un altro fattore di rischio è la fobia verso tutto ciò che non rientra nella propria categoria disano“, come il “cibo spazzatura”.

Ma l’ortoressia è curabile? Come ogni disturbo psicologico e dell’alimentazione, può essere certamente valutato e, successivamente, seguito, ma solo da un medico specializzato, in modo che possa guidare il paziente verso la terapia migliore da intraprendere.

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