Tecnologia e medicina

Omega 3 e polifenoli, il cocktail positivo

I “nutrienti positivi”, come vengono chiamati, possono impattare positivamente sulla qualità della nostra vita e sullo stato di molti dei nostri organi interni. 

A parlarne è il Dott. Giovanni Scapagnini, medico e neuroscienziato docente di biochimica clinica all’Università del Molise, che dichiara: “Nel regno vegetale esistono migliaia di composti dotati di attività nutrizionale positiva. La ricerca scientifica si concentra soprattutto sullo studio delle malattie e dei malati al fine di scoprire cure e terapie per sconfiggere le cause della patologia.  Ma in biogerontologia studiare i sani e soprattutto gli individui che hanno raggiunto età eccezionali in ottimo stato di salute, come nel caso dei supercentenari, rappresenta un approccio scientifico molto più utile per comprendere gli elementi ambientali e genetici collegabili all’ottenimento di un invecchiamento di successo.”

Scapagnini prosegue affermando: “Tra le variabili ambientali più rilevanti nel condizionare la qualità della salute e dell’invecchiamento vi è senza dubbio l’alimentazione. In nutrizione, l’approccio in positivo ha da decenni dato dimostrazioni solide, da cui sono scaturite raccomandazioni e indicazioni incluse nelle linee guida a livello internazionale. Si pensi per esempio agli omega 3, acidi grassi polinsaturi, fondamentali dalla vita fetale in poi per lo sviluppo e la salute del sistema nervoso e di quello vascolare“. In particolare, osservando gli effetti dell’acido docosaesaenoico, un particolare tipo di omega 3 a catena lunga, si riscontra la sua presenza come componente presente in maggior quantità nelle membrane cellulari dei neuroni.

Un altro componente strettamente consigliato dal professore sono i polifenoli, in quanto: “comprendono un ampio gruppo di sostanze che include i flavonoidi, gli isoflavoni, gli acidi fenolici, le proantocianidine, i tannini e i lignani. Nell’uomo, frutta e verdura rappresentano la principale fonte alimentare di questi composti. Anche se non servono a produrre energia o strutture, una volta assimilati con il cibo i polifenoli sono in grado di interagire con la nostra biochimica, attivando e regolando numerosi aspetti funzionali“.

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