Arte e cultura

Arte, profuga o rubata?

Il caso più eclatante che si conosca riguarda quello della Gioconda di Leonardo da Vinci, ma non è il solo caso di arte trafugata e mai più tornata in patria. Per quanto riguarda il nostro Paese, vi sono ben 1653 articoli – manoscritti, tappeti, sculture, strumenti musicali e dipinti – che non sono più presenti sul territorio nazionale.

Gli attori coinvolti in queste diatribe sono spesso e volentieri tribunali contro direttori di musei, e negli ultimi tempi sono saltati all’attenzione dei tabloid specialmente i seguenti casi: uno riguarda il J. Paul Getty Museum di Los Angeles, che ospita attualmente una statua in bronzo del IV secolo a.C. alta un metro e mezzo, attribuita all’artista greco Lisippo e rinominata “L’Atleta vittorioso“. La scultura è stata ritrovata in mezzo al mare Adriatico nel 1964 da pescatori italiani che, anziché segnalarlo alle autorità competenti, lo nascosero in un campo. Per varie vicissitudini e passaggi di mano, dopo 13 anni l’Atletà arrivo a Los Angeles e la questione tra il Getty e il Tribunale di Pesaro è ormai in sospeso da più di dieci anni.

Un altro contenzioso è attivamente aperto anche tra le autorità di riferimento in Germania e Eike Schmidt – il direttore tedesco della Galleria degli Uffizi a Firenze, stavolta per un quadro: il Vaso di fiori di Jan Van Huysum. “A causa di questa vicenda che intacca il patrimonio delle Gallerie degli Uffizi le ferite della Seconda Guerra Mondiale e del terrore nazista non sono ancora rimarginate,” ha affermato Schmidt, “La Germania dovrebbe abolire la prescrizione per le opere rubate durante il conflitto e fare in modo che esse possano tornare ai loro legittimi proprietari”. A questo proposito, anche il Gup del Tribunale di Bologna si è mosso, a fine 2018, per richiedere la restituzione di pezzi sottratti dal maresciallo nazista Hermann Goering. Opere di artisti come Tintoretto e Tiziano ora presenti presso il Museo Nazionale di Serbia a Belgrado; tra le autorità serbe e la Procura di Bologna è in atto un vero e proprio braccio di ferro.

Tra vizi procedurali e richieste respinte, l’impresa di riportare a casa questi beni storici non ha ancora un epilogo felice; un vero peccato, dal momento che, per i loro autori, non è affatto valido il detto “nessuno è profeta in patria”.

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