Fake Food

Farina: integrale o… immorale?

In molti, con l’avvento della globalizzazione, la minaccia di cibi contaminati o dal trattamento incerto lungo la filiera produttiva, stanno riconsiderando nel corso del tempo di imprimere una considerevole svolta alla propria dieta quotidiana. Ci si orienta su ingredienti più sani, più controllati, si torna ai sapori di una volta e si oscilla tra ciò che ci dice la pubblicità e i vari consigli di medici o nutrizionisti.

Soprattutto, in molti diari alimentari, si riscontra la presenza dell’uso consigliato di pane e prodotti simili lavorati con farina integrale, e così in tanti li comprano; ma purtroppo, ciò che la maggior parte di noi non conosce, è che ciò che si compra comeintegrale“, molto spesso non lo è.

La legislazione italiana individua semplicemente la differenza tra farine integrali e raffinate in base alla differente percentuale di fibre – definite “ceneri” – presenti nel lavorato, il che rende praticamente impossibile distinguere tra il vero e il falso, poiché in questo grosso calderone dalla definizione “integrale” possono rientrare tantissimi tipi di composizione diversa, ed è tutto assolutamente legale. Ogni mulino, ogni panificio, adotta le sue ricette, e spesso corrispondono all’introduzione, nella ricetta, di farina 0 o 00 con aggiunta di crusca e scarti di produzione della molitura a cilindri, mentre risulta perlopiù assente il germe di grano con le sue peculiarità, molto importanti per la salute umana.

Ma perché tutto questo accanimento verso una parte così importante dell’alimento? Purtroppo, il germe di grano è facilmente deperibile, e ciò rende le farine molto meno stoccabili, aumentando notevolmente il rischio che esse possano andare a male durante la loro conservazione in magazzini e dispense. Questo causerebbe ingenti perdite alle catene produttive, e anche alla stessa economia, ma il rischio è di impoverire sempre più gli apporti nutritivi per i consumatori: alla fine, mangiare oggi del pane integrale non controllato non è più così diverso dall’ingerire puro saccarosio, con seri rischi, sul lungo periodo, per tutta la popolazione.

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