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C’è un mondo… a Mondovì

Famosissima per il suo porto aerostatico, da cui si tengono spettacolari raduni, è una piccola gemma posta sull’ultimo approdo delle terre delle Langhe. Parliamo di Mondovì, capoluogo della zona monregalese in provincia di Cuneo, e fondata nel 1198. Deve il suo nome a una fuga, poiché gli abitanti di Carassone, Vasco e Vicoforte, che mal sopportavano il Vescovo di Asti – loro signore, pensarono bene di lasciarsi il passato alle spalle e originare un nuovo centro abitato su un monte, chiamandolo Monte di Vico – poi abbreviato in Mondovì, per l’appunto.

Occupata in seguito dagli Angioini, dai Savoia, dai Visconti e Marchesi del Monferrato, da austriaci e da francesi, ritornò ad essere terra italiana – specialmente del Regno di Sardegna – nel 1815, quando Napoleone venne sconfitto. La cittadina ben conserva il suo passato storico, stretta nelle sue mura medioevali che si erigono sui rioni più a valle. La parte più elevata si può raggiungere con una funicolare, dove troviamo la Piazza Maggiore circondata dai portici; ai lati di essa sono presenti i palazzi del Governatore e della Sottoprefettura, oltre al Comune, al Palazzo dei Bressani e al collegio dei Gesuiti – insieme alla loro chiesa spiccatamente barocca. Quest’ultima, chiamata anche “La missione”, fu progettata dal Boetto nel 1600 e intitolata a San Francesco Saverio.

Nel centro della cittadina possiamo visitare il Museo Civico della Stampa e il Museo della Ceramica Vecchia di Mondovì, oltre alla Sinagoga del ‘700, alla Chiesa della Misericordia, alla Cattedrale di San Donato e al Vescovado, antica sede universitaria dal 1556 al 1719 con, al suo interno, arazzi realizzati da Van Den Hecke su progetti di Rubens del 1619. Dal giardino del Belvedere troviamo un pittoresco punto panoramico sovrastato dalla Torre Civica, mentre nel rione di Breo possiamo ammirare la Chiesa barocca dei Santi Pietro e Paolo con il “moro“, personaggio tipico del carnevale monregalese che si alza dal suo scranno per battere le ore. Non può mancare, per un souvenir, l’acquisto di una ceramica decorata con il simbolo del gallo, emblema della città.

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